La nuova miniserie Rai, intitolata “Morbo K”, si ispira a un capitolo meno noto ma straordinariamente toccante della storia. La narrazione si concentra su un gruppo di medici romani che, nel 1943, durante l'occupazione nazista, escogitarono un piano audace per salvare numerosi ebrei dalla deportazione. Fingendo l'esistenza di un virus altamente contagioso, il “Morbo K”, riuscirono a isolare e proteggere le vittime designate, trasformando l'ospedale in un rifugio inaspettato. Questo atto di resistenza civile e umana è un potente promemoria della capacità dell'individuo di resistere alla tirannia, anche a rischio della propria vita, e dell'importanza di non dimenticare le atrocità del passato per costruire un futuro migliore. La serie, con protagonisti di spicco come Giacomo Giorgio, offre una riflessione profonda sulla guerra e sulle scelte morali in contesti estremi, sottolineando l'imperativo di combattere ogni forma di violenza e odio.
L'ingegno Medico e la Finta Epidemia
La miniserie “Morbo K”, in onda su Rai 1 il 27 e 28 gennaio, porta alla luce un episodio realmente accaduto ma poco conosciuto della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1943, a Roma, un gruppo di medici dell'ospedale Fatebenefratelli inventò un virus inesistente per salvare ebrei dalla deportazione nazista, un gesto di straordinario coraggio e astuzia.
Sotto la direzione del regista Francesco Patierno, la produzione racconta l'eroico stratagemma adottato nel 1943 a Roma, dove il professor Giovanni Borromeo (interpretato da Vincenzo Ferrara) e il suo assistente (Giacomo Giorgio) finsero un'epidemia di un letale “Morbo K”. Questa mossa permise loro di ricoverare e isolare un gruppo di ebrei del ghetto nel reparto, proteggendoli così dalle persecuzioni del colonnello Kappler e dalle forze naziste. La scelta di girare le scene negli ambienti autentici del Fatebenefratelli ha permesso agli attori di immergersi profondamente nella drammaticità degli eventi, percependo il peso storico e l'urgenza di quelle giornate.
Il Sacrificio Umano e il Ricordo della Guerra
Giacomo Giorgio, noto al pubblico per “Mare Fuori”, esprime il suo profondo legame con questa storia, che evidenzia la disponibilità di alcuni a sacrificare la propria tranquillità per un bene superiore, salvaguardando vite umane di fronte alla minaccia nazista.
L'attore, interpretando un medico che affronta pericoli inauditi nella Roma occupata, si è detto particolarmente colpito dal suo personaggio, che pur mettendo a rischio la propria vita e quella dei suoi cari – come la ragazza ebrea di cui si innamora – ha scelto di agire per un ideale più grande. Giorgio sottolinea come questo spirito di sacrificio sia distante dalla realtà odierna, rendendo la storia ancor più affascinante e commovente. Ha inoltre enfatizzato l'importanza di tali progetti cinematografici nel ricordarci le atrocità della guerra, definendola un “mostro costante sulle spalle” che deve essere debellato. La miniserie invita a una riflessione contemporanea sull'impatto dei conflitti e sulla resilienza dello spirito umano di fronte all'oppressione.